Il significato delle parole.

AGS content, generale
Il contenuto è il re. Il contenuto è dove mi aspetto che vengano fatti la maggior parte degli investimenti su internet nei prossimi anni.” Questa è la frase di Bill Gates, riportata nel nostro ultimo articolo “Content Marketing: se ne parlava nel 1996!”  Ma cosa sono questi benedetti contenuti? Come vengono scelte le parole nella stesura di un buon testo?

I contenuti sono il motivo per cui ci si sofferma a leggere un articolo al posto di un altro. Più un contenuto è interessante, più avrà la fortuna di essere letto per intero e non solo a metà, non solo per i primi righi. Se le parole scelte hanno un significato esplicito o celato saranno bene accette e lette per la chiarezza o la laboriosità.

Operiamo per sillogismi.
La parola stessa di contenuto ci suggerisce qualcosa: significa tenere in sé, raccogliere; quindi, qualcosa che è contenuto avrà il suo contenitore. Ecco, noi abbiamo un contenitore e lo dobbiamo riempire – riempire: mettere dentro, imbottire, farcire – con qualcosa di concreto, “niente fuffa”, come direbbe la nostra Costa, e questa non è un’osservazione tanto ovvia, perché l’aria non ha forma ma occupa tutti gli spazi che trova – a voi l’interpretazione della metafora.
Come si scrive “qualcosa di concreto”? Qualcosa di concreto: che ha significato, che è tangibile, che è vero. Analizziamo queste tre parole e troveremo la nostra strada.
Significato: il senso. Per di più comprensibile.
Tangibile: reale. Parliamo di cose concrete.
Vero: autentico, genuino. La verità ci renderà liberi!
Per scrivere qualcosa che abbia senso, dobbiamo parlare di ciò che conosciamo, di cui siamo competenti e di cui non ci stancheremmo mai di parlare – proprio perché “ne sappiamo qualcosa”. La tangibilità è conseguente: la possibilità di toccare con mano, la verifica immediata che internet ci consente di ottenere, renderà le nostre parole concrete oppure no. La verità. Questo è un capitolo più ampio, perché non ci si riferisce solo al sapore “vero” dello scritto, alla sua caratteristica stilistica, ma alla sua autenticità, nelle idee e nei fatti.
Per rendere poi il nostro testo originale, piacevole nella lettura, dobbiamo trovare il nostro stile e magari giocare un po’ con le parole. Una volta definto il target (a chi ci rivolgiamo?) e il tono della conversazione (confidenziale o formale, tecnico, didattico o generico?), scegliamo di affrontare l’argomento di discussione come meglio ci piace, o meglio, come il nostro io ama esprimersi: allegorie, similitudini e metafore potrebbero fare al caso nostro; forse sarebbe più indicata una fiaba, come Plauto insegna, o una rima; magari un racconto romanzato, ironico e sarcastico o una leggera novella – narrata in prima o in terza persona? Quante infinite possibilità!
Ora che le idee sono più chiare – battutaccia – manca ancora qualcosa. Prima di mettere la penna sul foglio – come è vintage quest’immagine! – dobbiamo essere consapevoli che non si può scrivere un buon testo se non si hanno le parole, tante o poche non importa; importa che siano giuste. Per metterle bene in fila, tutteinsieme, serve metodo, conoscenza, un po’ di esercizio e una corposa manciata di numeri, tanti da creare un buon tempo.
Per ora, possiamo iniziare a far nostre le 40 regole di un uomo che di parole e contenuti ne sapeva tanto, di cui ancora possiamo sentire l’Eco.

Photo: Thierry Ehrmann

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