A proposito di tante parole

Sapete cos’è lo Spelling Bee?
Esiste addirittura la gara nazionale statunitense di Spelling Bee e gli studenti americani iniziano le competizioni già dalle scuole elementari. Consiste nel pronunciare singolarmente tutte le lettere che compongono una determinata parola. Non è pazzesco?
Probabilmente, non ne comprendiamo fino in fondo la bellezza e la difficoltà, perché in italiano le parole si pronunciano pressappoco così come si scrivono (a parte le doppie e le acca).
Akeelah and the Bee (melensamente e banalmente tradotto in italiano con il titolo “Una parola per un sogno”) è un bel film che racconta quest’esperienza con gli occhi di una ragazzina di 11 anni.
Il film non è solo una gara o una sola gara; la pellicola prende colore con la sua pelle e le sue emozioni, raccontando la sua vita e la sua educazione. Akeelah passa ore intere a leggere il vocabolario per imparare quante più parole possibile e non solo: le studia, perché, per poterne fare correttamente lo spelling, ha bisogno di conoscerne l’etimologia e il significato e riuscire così a “compitare” anche le parole che non conosce ma che potrebbero derivare da altre già lette.
Capite che significa?
Io nemmeno, ma vi dico con lo spelling che per me è I M P R E S S I O N A N T E !
E io che mi ritenevo un genio quando, giocando a Paroliamo – l’antenato di Ruzzle, per intenderci – trovavo tra le carte parole di 8 o 9 lettere! Mera soddisfazione…
Ma perché parlare di spelling? Perché questo “gioco” può servirci per scrivere bene e meglio, per non farci ingannare ed essere più veloci del correttore automatico – lui sì che gioca a farci “divertenti” scherzi, soprattutto nella messaggistica istantanea… Questo gioco potrebbe addirittura farci ri-innamorare del nostro meraviglioso italiano che, tra etimologia e figure retoriche, latinismi e modi dire, come un timido amante, si nasconde troppo spesso tra le pagine dei libri e non tra le labbra della gente.
Photo: IMDb

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